martedì 29 luglio 2014

Una giornata all’ Isola dell’ Asinara: Cronaca semi-seria di una giornata all’avventura

Cosa succede quando ti trovi ad avere trent’anni suonati e aver visitato 1/5 dell’isola che ti ha dato i natali? Succede che ti metti in testa che è ora di rimediare alle tue mancanze cogliendo qualsiasi occasione per visitare i luoghi che non conosci o non hai mai visto.
Per questo motivo quando un gruppo di amici mi ha proposto una gita turistica all’Isola dell’Asinara non ho aspettato nemmeno un secondo per accettare.
Decidiamo di partire il giorno successivo, per cui alle ore 8.00 e giusto per ingannare i soliti ritardatari cronici, ci ritroviamo al punto di incontro stabilito armati di zaini ricolmi del necessario per affrontare un’intensa giornata al mare (dato che il traghetto non imbarca auto poiché l’Isola è da anni area protetta) e partiamo alla volta del porto di Porto Torres, la meta a noi più vicina e comoda da cui prendere alle 9.00 il traghetto che ci porterà dopo più di un’ora all’Asinara.
Il biglietto in sé non è molto economico (€ 18 andata e ritorno ) ma siamo alle porte di Agosto e non si più pretendere granchè. La sala interna del traghetto è abbastanza spaziosa ma il termometro del condizionatore posizionato sulla temperatura del Polo Nord non rende l’attraversata molto piacevole senza una felpa! Per fortuna possiamo anche sederci sulle panche del ponte esterno, dove possiamo anche prendere il sole.






Sono ormai le 10.30 quando scendiamo dal traghetto e una nuvola fantozziana ci dà il benvenuto in questo piccolo angolo di paradiso non più incontaminato.
Dopo un primo attimo di indecisione collettiva, d’istinto seguiamo la fiumana di gente che quasi di corsa di dirige verso lo spiazzo di Cala Reale adibito a capolinea autobus, il mezzo che abbiamo deciso di usare per raggiungere le calette perché più economico: 5€ di biglietto a persona per tutta la giornata.
In effetti non siamo ben organizzati e non sappiamo quale sia la caletta migliore su cui passare la nostra giornata; ogni gruppo di turisti ha le sue idee e noi non sappiamo chi ci porterà in un piccolo paradiso e chi in una pozza angusta piena di zanzare ( in Paradiso ci sono anche quelle, purtroppo).
Decidiamo di lasciarci portare dal bus e di scendere quando ci sembra di scorgere un posto invitante così dopo 15 minuti di tragitto passiamo di fronte a Cala Detenuti, con il suo porticciolo già pieno di turisti che si tuffano e si abbronzano mentre le famiglie prendono d’assalto la pineta per accaparrarsi il tavolo e le panchine migliori su cui sistemarsi per il pranzo.








La scena non è delle più invitanti: noi siamo già in otto e ben equipaggiati, la sola idea di litigare per il posto non ci alletta per cui decidiamo di lasciare scendere gli impavidi e continuare il tragitto sperando in un posto migliore.
La salita continua, curve su curve e col bus pieno di turisti che storpiano senza ritegno le canzoni dei Modà e di Alessandra Amoroso causando l’ilarità generale e un’aria da gita scolastica delle scuole medie, finché non arriviamo al capolinea e alla fermata di Cala Sabina.
Cala Sabina pare essere la meta di tutti i viaggiatori, sentiamo un gruppo che la descrive come la caletta più bella in assoluto ma dalla fermata non si vede che un lungo viottolo di campagna senza fine e non si capisce quanto tempo ci voglia per raggiungerla a piedi ( dato che gli unici mezzi che possono transitare in questi viottoli sono le jeep dei tour organizzati).
Decidiamo di imboccare la stradina senza meta perché sono già le 11 e per sfuggire alla comitiva caciarona che, imperterrita, ci insegue nei nostri spostamenti convinta di seguire “gente che conosce il posto”.
La stradina sterrata, complice il caldo dell’ora di pranzo imminente, sembra non finire mai: dopo 20 minuti di camminata ancora nessuna traccia di spiagge o qualcosa di simile! Iniziamo a spazientirci: i sassaresi ci sono alle calcagna e non smettono di urlare ma danno segni di cedimento e noi ci rendiamo conto, chi piangendo, chi sudando, chi mormorando e chi urlando, che forse la settima borsa frigo e il quinto ombrellone sarebbe stato il caso di lasciarli in macchina al porto…!
Ma il dado è tratto ormai e forse siamo a metà strada. Cerchiamo di telefonare ai parenti che conoscono l'isola per capire se abbiamo imboccato la strada giusta ma non c’è campo; ci sentiamo dispersi nel nulla e iniziamo a maledire il momento in cui ci è venuta la malsana idea di fare questa gita! Passa un’altra mezz’ora di agonia sotto il sole e nel frattempo i turisti urlanti gettano la spugna e decidono di tornare indietro verso la fermata del bus, con nostra grande gioia!
Finalmente, dopo un’ora di scarpinata in ciabatte per sentieri sconnessi vediamo in lontananza Cala Sabina: una meraviglia che temiamo sia un miraggio nella macchia mediterranea! Un piccolo golfo diviso in due spiaggette con sabbia bianca e mare turchese pieno di pesciolini colorati! Con ritrovato slancio affrettiamo il passo e ci dirigiamo verso la spiaggetta a noi più vicina, depositiamo i bagagli, o meglio, li lanciamo in un angolo sulla sabbia e ci precipitiamo in acqua, alcuni con i vestiti addosso!




Il luogo è paradisiaco, non si riesce ad uscire dall’acqua perché è quasi tiepida! Meravigliosa! Ma è ora di pranzo ormai e noi, provati dalla scarpinata, abbiamo fame. Peccato che nell’euforia generale non ci siamo resi conto della presenza di diversi sciami di vespe che si avventano sul cibo dei turisti che mangiano!
L’ansia mi pervade: provo ad estrarre un panino succulento e ad addentarlo ma appena scoperchio il contenitore 3 vespe si fiondano sul mio panino che profuma di maionese! Non c’è verso di mandarle via: alcuni vicini di ombrellone cercano di distrarne alcune depositando una fetta di anguria su un foglio di carta assorbente sulla sabbia, lontano dalla gente, ma le vespe si mangiano l’anguria e il loro pranzo contemporaneamente!
Per fortuna, quando sto sotto il sole, l’appetito si affievolisce per cui lascio stare il pranzo: lo mangerò sul traghetto al ritorno. Intanto mi godo le scene esilaranti intorno a me: uno dei miei amici cammina in mare con l’acqua a livello della vita e con una vaschetta di insalata di riso in mano mentre con l’altra mano tenta di scacciare le vespe; un vicino di ombrellone cerca di intontire un paio di vespe colpendole co un cuscino gonfiabile; il mio fidanzato si mangia un panino alle vespe e una ragazza cerca di mangiarne uno coperta interamente da un telo mare come se fosse un fantasma…! Ormai siamo al degenero totale...
Mentre il circo prosegue il suo spettacolo, d'un tratto mi accorgo che stò facendo il bagno assieme a pesci dai colori stupendi simili a quelli che ho visto in precedenza solo all'Acquario di Genova e in tv ma che non hanno il minimo timore degli umani: uno spettacolo che vale tutte le noie sopportate fino a quel momento!
Il pomeriggio in stile LAGUNA BLU ormai è quasi terminato e noi dobbiamo incamminarci verso il porto perchè alle 18.30 il traghetto salpa per il ritorno alla volta del porto di Porto Torres. Peccato che noi siamo a piedi, pieni di bagagli e la stradina scoscesa dell'arrivo ora si sia trasformata in una salita sotto il sole: non ce la possiamo fare!!
Finalmente la fortuna ci assiste: mentre iniziamo a salire il viottolo una di noi riconosce un'amica di famiglia tra gli autisti delle geep arrivate a riprendere i turisti che hanno pagato per il tour dell'isola e quest'anima Pia ci carica tutti e sette in macchina portandoci alla fermata del bus di Cala Detenuti belli freschi e riposati.
Decidiamo di sfruttare il porticciolo della caletta per un ultimo tuffo e la sua bellissima pineta attrezzata per uno spuntino al riparo dalle vespe, dal momento che, grazie al passaggio ottenuto, abbiamo ancora un'ora a disposizione. Mentre mangiamo ci rendiamo conto di avere compagnia animale: un cinghiale selvatico, attirato dall'odore di cibo, è arrivato nella pineta!
Volendo passare una giornata in un'oasi naturale con flora e fauna protetta, dovevamo mettere in conto incontri simili; non ci facciamo intimidire dalla sfrontatezza con cui il cinghiale pretende di mettere il muso tra le nostre borse frigo e cerchiamo di mandarlo via alzando un po' la voce: lui se ne frega e và via solo quando decidiamo di mettere le borse con i resti di cibo su una panchina attrezzata, troppo in alto perchè lui ci arrivi!!
Sono ormai arrivate le 18 per cui saltiamo sul primo autobus in discesa verso il porto per imbarcarci e tornare a casa, esausti e un po' perplessi per la giornata avventurosa appena trascorsa: alcuni delusi, altri irritati, alcuni non torneranno neanche pagati e altri comunque contenti...



Io? Col senno di poi, da sola, avrei fatto alcune scelte differenti ( tipo sostare una notte nell'ostello dell'isola e godermi appieno le due baie in due giornate consecutive) ma il bello delle escursioni improvvisate, oltre alle meraviglie della natura che puoi ammirare, sono anche gli imprevisti affrontati in bella compagnia.







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